Si discute molto sull’opportunità e le modalità di inclusione diretta di minori nella mediazione: Perché è necessario che i minori siano ascoltati anche in sede di mediazione quando magari sono già stati ascoltati dal giudice o dall’avvocato del bambino? Che informazioni si possono ottenere con la consultazione diretta che invece non si possono ottenere utilizzando tecniche indirette come la child focused mediation?

 

La consultazione diretta di minori deve essere intesa innanzitutto come raccolta di informazioni su come il bambino sta vivendo la situazione di separazione, dal suo punto di vista e con le sue parole. La conoscenza dello stato d’animo del bambino rappresenta un punto chiave per i genitori per compiere una scelta informata. In situazioni di grave conflittualità queste informazioni potrebbero non essere accessibili ai genitori.

 

È importante chiarificare che una consultazione diretta non rappresenta la promessa che i desideri espressi vengano trasportati ai genitori e realizzati, infatti la conversazione non verte sui desideri ma piuttosto sull’esperienza del vissuto e aiuta i minori interessati a sentirsi rispettati, ascoltati e tenuti in considerazione in un momento di forte stress emotivo. Certo, nel contesto della consultazione i figli possono esternare le loro preferenze ma le decisioni vengono prese dai genitori.

 

La prospettiva di una consultazione diretta coi figli da parte del mediatore può creare incertezze e paure nei genitori ed è importante sottolineare che il principio di confidenzialità vale anche in questo tipo di incontri: il mediatore riferirà ai genitori solo quello che il minore ha acconsentito a condividere (a meno che non vengano rivelate circostanze che compromettono la sua incolumità, nel qual caso è necessario informare le autorità competenti).

 

Ciò non significa che il mediatore diventa depositario di segreti non accessibili ai genitori, significa mettere in luce per i genitori un aspetto dell’esperienza dei figli che questi percepiscono come trascurato. Inoltre, dal punto di vista del minore, il mediatore può essere quell’adulto che magicamente riesce a riunire i genitori e farli di nuovo parlare (non gridare!) insieme.

 

Sono molti i punti che giocano a favore della consultazione diretta dei minori nella mediazione. Allo stesso tempo è legittimo chiedersi fino a che punto sia opportuno includere bambini molto piccoli (3-7 anni) e dove il pericolo di ri-traumatizzare un bambino non sia più tangibile della possibile utilità delle informazioni raccolte.

 

Personalmente sono a favore dell’inclusione di minori nella mediazione a partire dai 12 anni e affidare la consultazione diretta di bambini più piccoli a professionisti con esperienza clinica.

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